Il glamour riflette sull’emergenza coronavirus

E’ ancora emergenza coronavirus. Ragazzi, la situazione è tuttora brutta. Non c’è niente al momento per cui cantar vittoria, anzi. La tragedia mondiale umana ed economica è incalcolabile.

Parto allora subito con una cosa dolcissima, un tweet di incoraggiamento che il nostro amatissimo Timothée Chalamet, sensibile attore newyorchese, ha dedicato a Crema, la città lombarda dove ha girato Chiamami col tuo nome:

Il mio pensiero va a tutti quelli che sono nelle zone calde, giovani e anziani, ma Crema – il mio cuore è con te, non riesco a credere a quello che sta succedendo. Il mio cuore si spezza di fronte alle storie che leggo, nei posti che conosco. Vi prego, cercate di stare al sicuro‘.

Lo sapete, ho una, diciamo così, sana ossessione per tutto quello che ruota intorno al film di Luca Guadagnino, i suoi attori, i suoi luoghi. Ecco, questa affettuosa dedica la sento anche un pò per me. E, sì, perchè no, per tutte le città d’Italia.

Il messaggio è del mese scorso, Crema è fra le prime zone d’Italia più colpite dal contagio coronavirus. Ora anche gli Stati Uniti e il resto del mondo si ritrovano nella stessa situazione, se non peggio.

Giorgio Armani riflette sull’emergenza coronavirus e sul futuro della moda

E’ invece di due settimane fa la bellissima lettera aperta al mondo della moda di Giorgio Armani sulla rivista americana di settore WWD Women’s Wear Daily. Mentre le stime di Federazione Moda Italia prevedono un disastroso calo di almeno il 50% degli incassi per il 2020, la riflessione di Armani dice qualcosa di nuovo:

Questa crisi è una meravigliosa opportunità per rallentare tutto, per riallineare tutto, per disegnare un orizzonte più autentico e vero’.

Il messaggio è una lezione magistrale. Verte sulla necessità di prendere coscienza del momento che stiamo vivendo per iniziare a considerare il futuro della moda, che deve cambiare le priorità, rallentare e fermare gli sprechi:

Io non voglio più lavorare così, è immorale. È tempo di togliere il superfluo e ridefinire i tempi‘.

Lo ha sempre detto re Giorgio che il sistema attuale (il fast fashion) non poteva reggere certi ritmi a lungo e ora più che mai lo ribadisce:

Non si può pensare solo al profitto. La moda deve rallentare se vuole ripartire. E tornare a essere umana‘.

La moda si schiera contro coronavirus

Giorgio Armani d’altronde è tra i più impegnati a sostenere la lotta al virus. E’ stato uno dei primi a non sottovalutarlo, riconoscendone il pericolo, sfilando perciò a porte chiuse alla Milano Fashion Week di febbraio: un segnale fortissimo e inaspettato.

E’ stato anche uno dei primi a fare donazioni agli Ospedali delle zone più in crisi, il Sacco, il San Raffaele e l’Istituto dei Tumori di Milano, lo Spallanzani di Roma, l’Ospedale di Bergamo, di Piacenza, della Versilia e alla Protezione Civile (per un totale di 2 milioni di euro).

Il gruppo ha poi convertito i propri stabilimenti produttivi italiani nella produzione di camici monouso destinati alla protezione individuale degli operatori sanitari.

L’aspetto che ci da un pò di sollievo e dignità, oltre alla professionalità e umanità del personale medico, è proprio questo: la disponibilità e prontezza di molte aziende nel fronteggiare l’emergenza.

I preziosissimi contributi sono diversi, in ogni settore. Qui mi soffermo sui finanziamenti e le raccolte fondi online provenienti dal mondo della moda. Ma anche sulle numerose industrie dell’eccellenza tessile che si sono riconvertite, temporaneamente ma efficacemente, per aiutare materialmente ad affrontare la situazione. Circa 200 imprese italiane sono operative nel produrre mascherine e altri dispositivi medici.

L’industria fashion e beauty dà ogni giorno il proprio contributo all’emergenza coronavirus. Le aziende di cosmesi realizzano gel igienizzanti invece di profumi, mentre le griffe realizzano camici invece di abiti.

Stilisti e influencer hanno unito le loro forze, a vario titolo, per mettersi al servizio del Paese alle prese con l’emergenza coronavirus. Vi do solo qualche esempio, la lista è lunga e in divenire.

Le donazioni della moda nell’emergenza coronavirus

Chiara Ferragni e Fedez già il 9 marzo hanno lanciato, attraverso una donazione a livello personale (100 mila euro), una raccolta fondi sulla piattaforma Gofundme che nel giro di una settimana ha raccolto il denaro (4,4 milioni di euro) destinato alla creazione di nuovi posti letti all’interno del reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Da questo sono nate decine di altre raccolte fondi a sostegno dell’Ospedale Maggiore di Cremona, di Bergamo e del Policlinico di Milano (ai quali sono andati 70 mila euro ciascuno). Successivamente altre raccolte sono andate all’Ospedale Cotugno di Napoli, Niguarda di Milano, Spallanzani di Roma e alla Protezione Civile (10 mila euro ciascuno).

Bulgari ha fatto un’importante donazione al Reparto di Ricerca dell’Ospedale Spallanzani di Roma. Questo ha consentito l’acquisto di un sistema microscopico 3D all’avanguardia fondamentale per la prevenzione e la cura del virus.

Dolce & Gabbana ha deciso invece di supportare la ricerca scientifica con una donazione all’Humanitas University di Milano per sostenere uno studio sulle risposte del sistema immunitario al coronavirus.

Benetton ha sostenuto (con 3 milioni di euro) le necessità urgenti degli ospedali Ca’ Foncello di Treviso, Sacco di Milano, Spallanzani e Policlinico Gemelli di Roma.

Gli altri brand trevigiani Geox e Diadora hanno invece aiutato nell’emergenza coronavirus la Regione Veneto (donando 1 milione di euro).

Mayhoola, a cui fanno capo i marchi Valentino, Balmain e Pal Zileri, oltre a una donazione alla Protezione Civile e all’Ospedale Sacco di Milano (1 milione di euro ciascuno), ha procurato un nuovo macchinario di ventilazione al reparto di Terapia Intensiva di quest’ultimo.

Il Gruppo Canali tramite la Fondazione Canali Onlus ha scelto l’Ospedale San Gerardo di Monza (donando 200 mila euro).

La moda non si ferma e continua a donare

Valentino Garavani ha fatto una donazione personale  (1 milione di euro) all’ospedale Columbus Covid 2 all’interno del Policlinico Gemelli di Roma.

Donatella Versace invece ha destinato la sua donazione (200 mila euro) al Dipartimento di Terapia Intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano.

Le riconversioni della moda

Gucci ha elargito donazioni davvero importanti alla Protezione Civile e fornisce mascherine chirurgiche e tute mediche alla Regione Toscana.

Anche Prada ha avviato nello stabilimento di Montone (PG) la produzione di mascherine e camici da destinare al personale sanitario della Regione Toscana. Ha donato poi sei postazioni complete di terapia intensiva e rianimazione a ciascuno degli ospedali milanesi Vittore Buzzi, Sacco e San Raffaele.

In Umbria Brunello Cucinelli ha messo a disposizione mascherine per il personale sanitario.

Così il Gruppo Miroglio (con i suoi brand curvy, come Elena Mirò e Luisa Viola), che ha scelto di riconvertire la sua produzione industriale ad Alba (CN) avviando la produzione di mascherine chirurgiche.

Davvero, la lista che esprime responsabilità umana e collettiva è lunghissima e ho tralasciato moltissimi brand, non solo del lusso.

Se ne va Sergio Rossi, il maestro della calzatura italiana

Chiudo con una brutta notizia e l’ultimo messaggio dell’azienda storica Sergio Rossi nel devolvere una somma (100 mila euro) all’Ospedale Sacco di Milano:

Rispetto. Responsabilità. Coraggio. In un momento di difficoltà senza precedenti e di duro confronto con la nostra vulnerabilità è fondamentale riscoprire l’umanità che ci contraddistingue, il nostro spiccato senso di fratellanza e il coraggio e la forza di trovare soluzioni per supportarci a vicenda‘.

Il coronavirus il 2 aprile all’Ospedale Bufalini di Cesena ha portato via il patron del marchio omonimo di scarpe, un pezzo di storia della moda, un simbolo del Made in Italy.

Mi raccomando, stiamo bene e ci risentiamo presto.

(D. B.)

 

5 Comments

  • katripmg 18 Aprile 2020 at 14:27

    Bellissimo articolo e sono stata contenta di averlo letto sul tuo blog, argomento affrontato con raffinatezza ed eleganza, ma alla fine oddio che botta assurda cioè è morto Sergio Rossi, mi ha semplicemente devastata mia madre ha le sue scarpe ed è una sua grandissima fan quando glielo dirò ci resterà malissimo, se ne è andata un’altra leggenda ci mancherà molto la sua classe e la sua umanità.

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  • lucia7007 19 Aprile 2020 at 10:59

    bellissimo articolo, la moda in questo periodo serve anche a dare un grande aiuto economico ma non solo. In questo periodo l’Italia è unita per sconfiggere questo nemico invisibile, ognuno deve fare la propria parte per poterne uscire

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  • M.Claudia Pirani 21 Aprile 2020 at 12:38

    Non sapevo che il mondo della moda si fosse mobilitato in un modo così massiccio e positivo per aiutare in questo brutto periodo. Mettendo in campo competenza e generosità

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  • Demetra Wiccan 21 Aprile 2020 at 13:02

    Trovo l’impegno del mondo ella moda per aiutare in questo brutto periodo staordinario e non solo per le donazioni ma anche per aver riconvertito la produzione per aiutare medici e infermirei dandogli quei dispositivi di cui tanto se ne sente il bisogno.

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  • olgited 27 Aprile 2020 at 15:09

    Sono contenta che anche il mondo della moda si sia mosso a favore del Copvid_19.

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