Intelligenza Artificiale: nuovo glamour?

Intelligenza Artificiale e nuovi confini.

L’argomento è tosto, ma confido nella pazienza, lungimiranza e apertura mentale di chi legge.

Torniamo a qualche articolo fa: ricordate quando parlavo di desiderabilità sociale e modo di pensare e fotografare?

Lì al centro c’erano i selfie, i nostri autoscatti che capovolgono la prospettiva della fotografia d’arte, dell’inaspettato, del guizzo d’autore, in nome della previsione e dell’atteso. L’atteso è il risultato fotografico che deve corrispondere precisamente alla nostra idea di noi stessi, al nostro concetto di bellezza.

Parlare di bellezza e Intelligenza Artificiale oggi significa perdere i confini tra reale e ideale, contemplando una nuova forma di controllo sui segni del tempo e dell’unicità.

L’Intelligenza Artificiale non è più un vago futuro, ma una realtà quotidiana alla portata di tutti, o quasi

La costante esposizione ad immagini ambite porta l’identità del singolo a scontrarsi con l’estetica dominante creando un conflitto e trasfigurando i volti.

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L’estetica proposta è in serie. Più in generale, nulla è più mistero, tutto deve coincidere: come la mia immagine diventa la mia immagine digitale, così il mio mondo reale diventa il mio mondo virtuale.

Ogni confine viene poco a poco abbattuto e ogni strada sembra percorribile grazie a nuovi aggiornamenti e traguardi dell’Intelligenza Artificiale.

Intelligenza Artificiale e Moda

Le applicazioni e implicazioni etiche e sociali dell’avvento dell’AI sono infinite, qui ci limitiamo ad affrontare quelle inerenti all’industria della moda.

Sistemi avanzati, per i quali non servono competenze di programmazione, possono, non solo generare immagini (o false fotografie e falsi selfie), ma aiutare nella vita di tutti i giorni, come scrivere un testo (o una tesi e perfino una poesia).

Quanto potere ha sulle nostre vite l’Intelligenza Artificiale? Al momento, sembra, solo quello che gli diamo.

Sicuramente ha il potere di contribuire a confezionare un affascinante servizio fotografico di moda.

L’edizione maggio 2023 di Vogue Italia parla proprio di questo, dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nell’ambito del fashion.

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Il servizio fotografico principale è il frutto dell’interazione tra la fotografa olandese Carlijn Jacobs e il programma DALL-E. Intorno all’unico elemento reale, la modella Bella Hadid, sono state create particolari ambientazioni attraverso determinati input dettati al software.

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Oltre allo stylist Imruh Asha, il non facile processo di realizzazione delle immagini ha avuto il supporto anche dell’AI artist Chad Nelson, che ha saputo trasferire al programma le richieste precise (prompt) per tutti gli sfondi.

Intelligenza Artificiale: il superamento dei limiti dell’immaginazione

All’interno dell’articolo dedicato i tre creativi spiegano con soddisfazione come la forma finale del progetto sia il frutto della collaborazione tra ispirazione umana e rappresentazioni artificiali.

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Eccoci al punto. Quella che chiamano nuova alleanza tra creatività e Intelligenza Artificiale apre, sì, un’interessante riflessione sul tema, ma, a mio parere, non ne scorge fino in fondo i rischi connessi.

Il tenore di tutto il numero di Vogue è incredibilmente fiducioso sull’incremento della tecnologia AI. Questa è vista come importante mezzo al nostro servizio, perché, se guidata costantemente, è in grado di trasformare in maniera positiva l’industria della moda e non solo.

La convinzione sulla quale poggia il sostegno di quello che viene considerato uno straordinario strumento rivoluzionario è, a mio parere, fin troppo disinvolta. Il presupposto che viene dato per certo è che l’apparato tecnologico, non possedendo emozioni o spunti inventivi come l’uomo, se non dettati dal quest’ultimo, ha pur sempre bisogno della creatività umana.

Ebbene, siamo proprio sicuri che l’Intelligenza Artificiale sia semplicemente utile per supportare e migliorare il lavoro, ad esempio, dei designer, ma non possa sostituirli completamente?

Personalmente, riguardo, ad esempio, l’implementazione della digitalizzazione su tutti i fronti della nostra esistenza, sulle prime, ero impreparata e, tutto sommato, ottimista. Successivamente però, date le sue ingerenze sulla privacy e le sue applicazioni nell’ambito del controllo sociale, ho adottato un atteggiamento più prudente.

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Allo stesso modo, il rischio che l’autoapprendimento dell’AI soppianti la creatività umana (e l’uomo stesso?), se quest’ultima si riducesse a mere componenti informative dell’esperienza e del mondo o alla banalità delle sue emozioni, non è affatto schivato.

Anzi, a me pare che le condizioni perché ciò avvenga ci siano già.

Il problema quindi è posto, ma non è affrontato davvero. E’ guardato con distacco come se non ci riguardasse ancora.

L’AI non è una moda. L’AI sta cambiando per sempre la società

Questo percorso intrapreso ha indubbiamente delle insidie ed è incredibile come (anche) il fashion system liquidi velocemente la questione.

Se è vero che, ad esempio, sul fronte della sostenibilità (termine abusato e strumentalizzato che ora mi da l’orticaria), la produzione può avere dei vantaggi, sul fronte invece delle risorse umane la questione è più complicata.

Se certi processi possono essere ottimizzati, riducendo gli scarti di tessuti e materiali, per gli addetti ai lavori l’automatizzazione delle attività di produzione e di vendita potrebbe portare alla perdita dell’impiego.

Come sarebbe questo articolo se fosse stato scritto da un computer e non dalla vostra crazy blogger preferita?

La tecnologia degli avatar sta già rinunciando ai modelli in carne e ossa, sia nei servizi fotografici che nelle sfilate virtuali.

E gli attori? Sacrificabili. C’è già il primo film di 12 minuti completamente realizzato dall’AI generativa per immagini DALL-E 2 di OpenAI. Si chiama The Frost, buona visione!

Ma davvero ci piace questa roba?

Ma daai, io preferisco il nuovo spot di Bleu de Chanel. Altro che Intelligenza Artificiale!

Qui il buon Timothée Chalamet diretto da Martin Scorsese mette in mostra tutta la sua intelligenza sexy e tutto il suo talento umano. Tanto tanto umano, compreso l’umanissimo buchino birichino sulla guancia.

Torniamo a noi. Dicevo, anche dal punto di vista del consumatore finale, non sono sicura che la strada giusta siano gli assistenti virtuali.

L’esperienza complessiva di acquisto è qualcosa di soggettivo e, a volte, indecifrabile. E’ triste che tutto questo si riduca a un distaccato supporto virtuale, sulla base di profili creati attraverso un’incessante raccolta dati.

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E comunque, chi traduce in giuste istruzioni e garantisce il famoso equilibrio, estremamente delicato, tra l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale e l’estro umano?

AI: implicazioni etiche e sociali, oltre che di gusto

Insomma, chi garantisce la bontà di AI? Chi veglia sul suo utilizzo? 

Chi si impegna a sviluppare e a usare in modo etico e responsabile l’Intelligenza Artificiale?

Come e di chi possiamo fidarci?

Vogliamo ancora prendere tutto per buono e accettare alla cieca anche quello che non capiamo? Non capire non significa per forza delegare ad altri le decisioni che riguardano la nostra vita.

Ora vogliamo davvero arrivare al punto di delegittimarci da ogni responsabilità etica perché abbiamo affidato tutto (anche le colpe) a una macchina?

Prendiamoci il tempo necessario per comprendere. Comprendere, se non altro, che quando qualcosa stona va indagato al meglio delle nostre possibilità.

Quel che è certo è che non capiremo comunque tutto, anche perché, come dicevo precedentemente, non ci è dato sapere tutto. Tant’è, meglio stare sul chi va là, non farsi circuire (nemmeno sotto ricatto) e ascoltare tutte le campane, anche le più scomode.

Il fatto che i rischi dello sviluppo incontrollato dell’Intelligenza Artificiale non siano di dominio pubblico non vuol dire che non esistano.

E al momento sembra che la tanto perseguitata presunzione stia facendo meno danni della mite superficialità.

Signori, il momento è quasi arrivato: Terminator del 1984 (e ancora meglio, tutta la saga) è qui.

James Cameron si starebbe trattenendo dal completare la sceneggiatura del capitolo 7 finché la direzione proprio dell’AI non sarà più chiara. Ha dichiarato che non si tratta della tecnologia in sé, bensì di come viene utilizzata:

Penso che l’AI possa essere fantastica, ma anche che possa portare letteralmente alla fine del mondo‘.

Bistrattate il cinema predittivo? Simili preoccupazioni sono sollevate anche dagli esperti, che segnalano:

I potenti sistemi di Intelligenza Artificiale dovrebbero essere sviluppati solo quando saremo sicuri che i loro effetti saranno positivi e i loro rischi gestibili‘.

Vi ricorda qualcosa?

(D. B.)

 

8 Comments

  • Zelda 25 Giugno 2023 at 9:43

    Molto interessante l’articolo, tra l’altro penso che se l’AI possa aiutare in determinate situazioni, in altre potrebbe essere la fine di determinati lavori. Però la copertina AI di Vogue con Bella è molto bella e non avrei immaginato che fosse frutto dell’utilizzo dell’Ai.

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  • Sara Bontempi 25 Giugno 2023 at 11:58

    Hai proprio ragione quando dici che l’AI non è una moda, ma sta cambiando per sempre la società e forse ancora in molti non se ne sono accorti.

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  • Nicoletta 1 Luglio 2023 at 5:58

    Mi sono presa il tempo di leggere con calma il tuo articolo non solo perché amo come scrivi ma soprattutto perché l’argomento, da appassionata di fotografia e professionista del digitale, mi interessa moltissimo. Condivido tutte le tue riflessioni e il tuo punto di vista. In particolare i miei timori sono relativi alla creatività (quella umana avrà ancora un valore?) ma soprattutto alla credibilità del mondo dell’immagine. Già chi lavora nell’ambiente sa che ciò che viene pubblicato passa attraverso post produzione e ritocco per il 90%. Il futuro è aspettarsi che nulla, in un’immagine, sia reale.

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  • Rita Caputo 1 Luglio 2023 at 14:59

    E’ stato proprio bello leggere questo articolo.. molto ricco di informazioni. Il mio compagno lavora in questo campo quindi qualcosina la sapevo ma tu.. mi hai chiarito ancora meglio le idee!

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  • Iris e Periplo Travel 1 Luglio 2023 at 17:34

    L’intelligenza artificiale fa ormai parte del nostro quotidiano e del futuro, in ogni campo, che sia l’informatica, la moda, l’editoria ecc.
    E’ praticamente impossibile capire se la copertina di un giornale oppure un articolo ben scritto è frutto della mente umana oppure dell’AI… Sono molte le riflessioni che apri con le tue parole.

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  • Cristina Giordano 1 Luglio 2023 at 22:23

    Ciao mi sono avvicinata all’intelligenza artificiale come tutti e devo dire che davvero non mi piace, non ha stile, migliora cose astratte ma non sostituisce la mente

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  • Elisa 2 Luglio 2023 at 22:32

    L’intelligenza artificiale, secondo me, non può sostituire l’arte e il gusto dell’essere umano, anche se può aiutare in certi ambiti.

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  • Frederick 3 Luglio 2023 at 10:52

    L’intelligenza artificiale secondo me non va preso con le pinze. Purtroppo sta diventando sempre più presente in tutti i campi, rischiando così di togliere del lavoro. Ma allo stesso tempo in certi versi se usato con moderazione potrebbe aiutare, anche se dubito che la manualità fisica di un essere umano possa essere sostituito. Chissà, articolo super interessante.

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