Quando il massimo del glamour è andare nella campagna cremasca in agosto

Dovevo andare nella campagna cremasca. Assolutamente.

E poi non potevo non scrivere subito questo articolo.

Avete presente quando un’urgenza emotiva è tale da non poter fare a meno di soddisfarla? Avete presente quando non ve ne frega di nient’altro che di una cosa? Quando per realizzarla non vi servono particolari giustificazioni per gli altri, nè tantomeno per voi stessi?

L’incantesimo di Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino

In generale le cose che faccio, e anche quelle che scrivo qui, sono sincere. Non riesco a fare altrimenti. Ho già scritto a cuore aperto un articolo su amore e bellezza, ora vorrei dimostrarvi che non sono l’unica ad essere impazzita per il film.

Mi sono ritrovata libera la settimana di ferragosto e con un amico, col quale ho particolari affinità elettive, abbiamo deciso in quattro e quattr’otto di farci un giro nei luoghi dove il capolavoro in questione è stato girato.

Sapevo che ci sarebbe stata un’atmosfera particolare a Crema e dintorni, seguivo on line la situazione delle presenze turistiche internazionali portate in città dal film, ma sul posto è stato davvero tutto magico. In centro, ma non solo, si respira il film, si sentono tanti accenti stranieri e si percepiscono nei volti le stesse vibrazioni emozionali che accomunano chi non è più lo stesso dopo la visione della pellicola.

Prima di Piazza Duomo e prima di addentrarci nella campagna cremasca, però, siamo stati a Bergamo: a Bergamo alta è stata girata una scena per me cult. Dovevo vedere la facciata della basilica di Santa Maria Maggiore e sentire l’eco della canzone Love my way degli Psychedelic Furs:

Location affascinanti e significative in luoghi bucolici familiari al regista

In provincia, alle cascate del Serio a Valbondione, è stata girata un’altra indimenticabile scena. Ma, causa le straordinarie aperture al pubblico che non combaciavano con le mie date a disposizione, ho dovuto rinunciare all’immedesimazione nei due protagonisti qui, proprio dove la storia sentimentale tocca il vertice poetico. Mai prima, queste cascate erano state immortalate dalla cinepresa; la scena è rapida ma potentissima:

Ah, per chi non avesse visto il film, solo due parole: impeccabilmente ambientata nel 1983, la storia, immersa in un contesto di panica bellezza, racconta la nascita del desiderio tra Elio e Oliver, che ha valore universale. Come la forza della vita, appunto, nell’acqua del fiume.

Probabilmente la narrazione, e come è stata resa, mi ha stregata anche proprio per la presenza costante dell’acqua. Ed eccomi in bicicletta a scorrazzare nella campagna cremasca (solo l’entusiasmo per questo film poteva farmi pedalare per 30 km sotto il sole!) alla ricerca del laghetto dei Riflessi a Ricengo, dove i due protagonisti vanno spesso a fare il bagno:

E poi alla scoperta del Fontanile di Quarantina a Farinate, per rivivere la scena del primo bacio e per sentire se davvero l’acqua è così fredda (è gelida!):

Per il film, la sensuale presenza della natura ha un aspetto importantissimo, fondamentale, come in un quadro impressionista. Proprio per questo Chiamami col tuo nome non è solo il racconto di un innamoramento, ma è la potenza lirica delle immagini che esalta la sublimazione catartica dell’amore.

E qui al fontanile ho trovato l’amore: dopo qualche saluto complice, in francese, in spagnolo e in giapponese, sono apparsi due cuori pazzi come il mio, italiani, di Torino. Madre e figlia mollemente adagiate sull’erba come i nostri beniamini. Al loro cellulare la colonna sonora del film. L’intesa e la condivisione sono immediate, ci confrontiamo su chi ha visto più volte il film, sui luoghi scovati, sulle battute più emozionanti. Mi battono, in tutto: hanno visto 24 volte il film, io solo 3, e sono state in tutte le location in città e in campagna. Conoscono il film a memoria, adorabili, uniche, entusiaste. Stupendo!

Vorrei dilungarmi in riflessioni tra il filosofico e il feticista, ma ve le risparmio

Se lo desiderate leggete questa colta recensione su Il Tascabile.

Prendetevi almeno due giorni per godervi per bene il territorio, fino a Pandino e Moscazzano, non proprio meta prediletta dal turismo scontato, ma a dir poco emozionante. Il paesaggio è tutt’altro che piatto e monotono. È vibrante, fertile, ricco e variopinto.

Per farlo al meglio passate prima alla Pro Loco/Ufficio Informazioni in Piazza Duomo a Crema, che saluto con affetto: il personale è preparato e preziosissimo nei suggerimenti. Qui ci hanno indirizzati al noleggio bici e fornito di ogni itinerario e approfondimento.

Trovo che il formalismo estetizzante di Guadagnino si sposi alla perfezione con la visione idilliaca della campagna cremasca che favorisce una certa nostalgia malinconica. Anche la pagina Facebook della Pro Loco/Ufficio Informazioni di Crema conferma che, a quanto pare, la bellezza italica un pò vintage, valorizzata al massimo, è amatissima dal pubblico straniero. Questa sicuramente una delle ragioni dello straordinario apprezzamento all’estero del film.

E allora: ‘Later!’ (solo per intenditori)

(D. B.)

 

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