Fase 2: usciamo con glamour

Il titolo ‘Fase 2: usciamo con glamour’, a dispetto di quello che sulle prime può far pensare, non riguarda outfit consigliati o meno. L’articolo non intende dare consigli su cosa indossare ora che usciamo di casa dopo il lockdown da coronavirus; di questo casomai ho parlato nell’articolo precedente.

Il titolo può essere fuorviante, ma l’intento è quello di auspicare a un ritorno alle attività esterne con gradualità e sensibilità soggettive, nel rispetto di ogni individualità.

Mi hanno fatto sorridere le fuge impazzite al mare e in montagna della gente il 18 maggio e giù di lì; mentre mi spaventano le movide e gli assembramenti nei locali e nelle piazze. Io sono per l’equilibrio e la misura, per dirla alla Simone Weil in La rivelazione greca:

‘Le idee di limite, di misura, di equilibrio, che dovrebbero determinare la condotta di vita, ormai hanno solo un impiego servile nella tecnica. Noi siamo geometri soltanto davanti alla materia; i Greci furono geometri innanzitutto nell’apprendimento della virtù‘.

Fase 2

In questa fase delicata di convivenza con il virus, secondo me, non dobbiamo abbassare la guardia e soprattutto non dobbiamo strafare. E’ giusto tornare a una dimensione sociale rimettendo in moto l’economia, ma nessuno ci può ancora dire a breve che il pericolo contagio è scampato.

Io ci vado cauta. A parte riprendere il lavoro, non ho altre necessità impellenti, alle quali non posso rinunciare. Gli aperitivi e le adunate con gli amici possono aspettare ancora un pò. Anche e soprattutto per vivermeli più serenamente e, si presume, con sempre meno modalità sul distanziamento sociale.

Fase 2, ma con garbo

Da una parte mi dà enorme sollievo che la pandemia, pare, stia rientrando, dall’altra ho una certa ansia e preoccupazione per la fatica fisiologica del nuovo processo di adattamento di questa nuova fase. Non ho proprio la cosiddetta sindrome della capanna, credo. E’ che sono pigra, e piuttosto di stressarmi con mascherina e precauzioni varie, me ne sto a casa a guardarmi un film. Forse non mi va più di tornare alla vita frenetica di prima, ho riscoperto semplicemente la lentezza e il piacere di stare con me stessa.

Quelli che si lamentano di ogni cosa non li capisco. In lockdown si lamentavano della segregazione forzata. Capirai, ma cosa c’hai da fare fuori, che non c’è niente! Ora nella Fase 2 si permettono di lamentarsi di quelli che sono reticenti ad uscire. Ma cavoli miei, no? A quelli che scalpitano per il ritorno alla vita normale rispondo: Cos’è la normalità? Niente sarà più esattamente come prima. Ma non lo dico con pressapochismo, lo dico come dato di fatto. E accetto il cambiamento.

Fase 2 mascherine

Certo, sono incavolata perchè economicamente parlando sono saltati diversi lavori e fino a dicembre almeno, credo, non se ne riparlerà. Dunque, dico agli impiegati che hanno goduto della cassa integrazione e che ora sono già nella loro seggiolino in ufficio, di non rompere tanto con i loro ‘Andrà tutto bene e ‘Torniamo alla nostra vita’, perchè per molte categorie non è così. Queste si devono reinventare veramente, non c’è nessuno che lo farà per loro, nessun titolare di azienda più o meno virtuoso. E se sono angosciate è normale e sacrosanto. Tenetevi il buonismo inutile e gli slogan patetici e vuoti di senso e lasciate in pace chi ha altro a cui pensare.

Fase 2: vade retro predicatori e manovratori dell’umore

Che se ne stessero zitti tutti quelli che non hanno a che fare col pubblico, con la gestione di tante persone contemporaneamente e sempre diverse, perciò statisticamente più imprevedibili del solito amico di scrivania. Non se ne può più di sentire proprio da questi che il virus non esiste, che i numeri delle vittime sono sbagliati, che non dobbiamo farci intortare da governanti incapaci. Mo basta, che noia.

Una fazione che mi da l’orticaria poi è quella che con la scusa del non terrorizzare la società terrorizza a sua volta col suo imperante tuttologismo, che sa di complottismo, pretendendo di incoraggiare a non avere paura. Predica la ripresa della socializzazione come niente fosse. Predica di uscire con gli amici, di fare sport. Oppure predica di ribellarsi ai decreti, di non guardare la tv, di non usare le mascherine perchè fanno male.

Già la situazione è critica, c’è pure chi vuole stabilire e imporre quali siano le emozioni giuste da avere e l’atteggiamento giusto da tenere.

Ognuno vive la situazione in maniera diversa. Insomma, c’è chi non faceva passeggiate in montagna e andava in palestra neanche prima. C’è chi non lavorava neanche prima. C’è chi non aveva amici da frequentare neanche prima.

Ma il punto non è questo, ognuno ha perso in varia misura qualcosa. Il punto è che chi ha perso di meno o nulla dovrebbe avere il buon senso di tenere per sè le sue invettive da frustrato. Cosa dovrebbe dire chi ha perso un familiare, chi è stato licenziato, chi ha chiuso l’attività, i musicisti, chi lavora negli eventi, nel turismo?

Personalmente la libertà individuale ferita non è tanto quella del confinamento fisico, quanto quella del confinamento mentale che vuole imporre come pensare.

Prima il coronavirus, poi le proteste antirazziste

Ognuno ha diverse tempistiche e molteplici emozioni, anche contrastanti. Guarda cosa sta succedendo negli Stati Uniti! Non è certamente il momento più opportuno, eppure in tutta l’America migliaia di persone sono in strada per marciare contro il razzismo e la violenza della polizia.

Appena sono ricominciate le prime uscite sono iniziate le rivolte. Ovviamente le norme di sicurezza non sono sempre rispettate e, oltre al pericolo degli atti violenti, la situazione è preoccupante, ma dovuta.

(E’ stato avvistato a Santa Monica anche il nostro coraggioso Timothèe Chalamet. E tutti i fans del protagonista di Call me by your name sono in apprensione per la sua incolumità. Stai attento Timmy!):

Timothée Chalamet Santa Monica

Nei momenti di maggior difficoltà tendiamo in un certo senso a regredire psichicamente, proiettando le nostre richieste e i nostri bisogni in un ‘al di là’ che ci dia le risposte che cerchiamo. L’ispirazione è positiva quando tende all’ideale. Come gli artisti, sappiamo che possiamo trasformare le nostre paure in cose meravigliose per noi e per gli altri.

Avete notato che, per esempio, gli attori non si sono lamentati del lockdown? Gli artisti sono abituati a lunghe pause lavorative (casomai si lamentano di non avere un valido sostegno economico), sono abituati a prendersi i rischi della loro scelta di vita. Ma soprattutto, sanno come sfruttare proficuamente e intellettualmente i periodi senza lavoro.

L’atteggiamento che mi piace, nonchè l’unico costruttivo, è quello di apertura a nuovi orizzonti: lo scorgere nel tolto un margine creativo.

Fase 2: capacità di visione, l’evoluzione dell’immaginario

Io sto cercando, nonostante tutto, di fare tesoro della situazione, non tanto investendo su nuove attività, quanto accogliendo le alternative del mio settore di appartenenza. Ho cercato di riconvertirmi, anche ora in Fase 2, laddove è possibile. Come tanti, ho lavorato da remoto. Finalmente ho riordinato e raccolto materiale fotografico e video di lavori svolti per imbastire uno showreel di presentazione. Mi sono candidata a casting online tramite video interviste e self tape.

Ho scoperto che la strategia funziona e si può spingere, ad esempio, fino alle ultime campagne pubblicitarie di Zara e Gucci scattate dai modelli stessi in casa.

Produzioni, studi fotografici e shooting si stanno sbloccando ora, ma durante il lockdown i due brand, impossibilitati come tutti a scattare servizi fotografici professionali, non si sono dati per vinti. Oltre alla conversione alla produzione di mascherine e camici per il personale sanitario, Zara ha trovato un modo originalissimo di raccontare le collezioni Primavera Estate 2020 tramite gli scatti di alcune modelle:

A queste ultime sono stati recapitati i nuovi capi che hanno indossato fotografandosi direttamente da casa propria. L’effetto, pur amatoriale, è fine ed efficace:

Anche Gucci ha adottato la stessa idea comunicativa. Se le foto del colosso spagnolo non lasciano dubbi all’utente più competente, le immagini del brand toscano sono accuratissime e assolutamente coerenti con le campagne precedenti:

La composizione e lo styling pensate dall’art director Alessandro Michele, che ha coordinato gli scatti e curato ogni dettaglio della campagna, seppur a distanza, sono eccezionali. La regia da remoto evidentemente è stata molto dettagliata, dalla composizione dell’immagine alla disposizione del soggetto e degli oggetti scenografici:

Fase 2 Gucci

Bene, ben venga la libertà di ridere o disperarsi. Ben venga l’angoscia anche dei più forti e preparati, se poi i risultati sono tangibili.

(D. B.)

 

16 Comments

  • Katrin Poe Mg 13 Giugno 2020 at 12:40

    Sembra che il 2020 verrà ricordato per tutta una serie di eventi, che sinceramente gridano Apocalisse da tutte le parti, tutto è molto caotico, questa fase due che sembra essere sempre più incerta tra nuovi focolai, e comportamenti irresponsabili come quelli delle proteste, leggittime si ma pericolose in un momento in cui il Brasile ha raggiunto gli 80 mila decessi, ricordiamoci che il virus non è ancora stato sconfitto, avremo dovuto imparare qualcosa da questo spiacevole episodio, ma ancora una volta purtroppo dimostriamo che siamo bravi solo a scrivere gli hasthtag, l’uomo non ha ancora acquisito l’intelligenza sufficente, per collaborare per ripartire tutti insieme, vige sempre un muro invalicabile quello dell’ignoranza e dell’occasione per fare danno agli altri, ma possiamo affrontare tutto ciò con glamour e con garbo, la prima decisamente di moda la seconda no ma ci proviamo lo stesso.

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  • Manuela 14 Giugno 2020 at 15:28

    Diciamo che questo 2020 è stato un vero disastro ma mi domando si riuscirà a cambiare in positivo le persone? A renderle più umane? Ho tanta paura di no…

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    • glamouradmin 15 Giugno 2020 at 12:12

      Siamo umani, ma qualcuno si sente divino

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  • Roberta 14 Giugno 2020 at 15:29

    Condivido le frasette in grassetto dell’articolo. Questa pandemia è stata davvero un cosa seria…..ma dobbiamo stare attenti perchè ancora il Coronavirus non è scomparso!

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  • ela 15 Giugno 2020 at 13:47

    per chi ci tiene è impossibile venire meno ai dettami della moda

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  • Lucia 15 Giugno 2020 at 20:42

    Penso semplicemente che la gente dovrebbe essere un po’ più responsabile non pensare che tutto sia finito e precipitarsi a fare tutto ciò che ha fatto abitualmente il virus c’è ancora e quindi vanno tenute sotto controllo le norme di sicurezza anche se possiamo permetterci di fare qualcosa di più

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  • amalia occhiati 16 Giugno 2020 at 12:41

    In questa fase due io sto limitando le uscite, e lo faro’anche nella fase tre, quelle poche volte che esco il mio outfit sara’ sempre curato ma usciro’ davvero poco. Tutti hanno ripreso vita sociale, forse anche troppa, ma non dimentichiamoci che il virusnon e’ stato sconfitto e la mia paura e il suo rafforzamento.

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  • Cristina Petrini 17 Giugno 2020 at 15:04

    Io credo che se da una parte sia sempre giusto combattere per le cose importanti, dall’altra esagerare e perdere la testa non aiuta a portarle avanti. Questo lockdown ha decisamente fritto il cervello a molta gente che ora che può tornare a vivere invece di cogliere l’attimo e le sfumature della vita mostra di non aver imparato nulla se il suo scopo è essere peggiore di prima.
    Il virus ha avuto il suo picco perchè come tanti altre malattie nel passato, lontano e vicino, non era mai stato nel corpo umano. Ora l’ha fatto e diventerà presto una malattia, per quanto grave, come già ne esistono però altre che si possono prendere ovunque ed in qualsiasi momento (come sempre).
    Io ho ripreso ad uscire attivamente, non vedo l’ora di buttare la mascherina, non uso i guanti e mi igenizzo sempre le mani.
    Basta paura, vivere nella paura è esattamente il modo di darla vinta al virus. Anche la polmonite è virale e la si può prendere in qualsiasi momento, come i batteri e molte altre cose. Per questo vivremo come sardine nascosti nelle ombre delle nostre case?
    No dobbiamo vivere ogni giorno, proprio perchè la vita è preziosa, rara e non sappiamo quanto ne avremo!

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  • Romina 6 30 Luglio 2020 at 19:37

    A distanza di più di un mese dalla data di questo post la situazione non è cambiata, anzi purtroppo, sta riprendendo con qualche focolaio al giorno. Il problema di noi umani è che se ci costringono a fare qualcosa, abbiamo sempre da ridire e se ci fanno fare quello che vogliamo poi noi ne approfittiamo. Non sappiamo comportarci, non sappiamo non trasgredire e soprattutto capire il limite da non superare

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  • Demetra Wiccan 30 Luglio 2020 at 22:04

    É passato un po di tempo da questo tuo articolo (scritto perfettamente) e vedo le cose peggiorare, c’è gente che aspetta ancora la cassa integrazione e dove vivo io molte serrande si sono abbassata in forma permanete e tante altre seguiranno a stessa strada, ma la cosa che percepisco come più preoccupante è il fatto che molti non vedono il burrone e sono convinti che vada tutto bene.

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  • M.Claudia 31 Luglio 2020 at 12:37

    Io vivo in un paese di mare, é poca la gente che fa le ferie, quest’anno é più un turismo mordi e fuggi. E per un paese che vive di turismo che vive di turismo é un disastro. Quindi diverso tempo dopo che hai scritto questo articolo la situazione é peggiorata.

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  • oscuro_errante 17 Agosto 2020 at 14:10

    Trovo molto interessante la tua analisi e la tua proposta delle ultime campagne di moda dei maggiori marchi, italiani e stranieri.
    Spero, comunque, che questa storia non abbia una ricaduta e che presto si possa circolare “normalmente” (ma cos’è la normalità?)…

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  • lucia 27 Agosto 2020 at 10:08

    cONCORDO CON TE, NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA. c’è TANTA VOGLIA DI EVADERE MA NON SI PUò NON TENER CONTO DELLE CONSEGUENZE, QUINDI RIPRENDERE LA VITA DI SEMPRE MA CON ESTREMA CAUTELA

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  • Raffaella M. 29 Agosto 2020 at 0:44

    Mi piacciono le tue considerazioni su questo periodo incerto e preoccupante e mi ritrovo in molti dei tuoi pensieri. Tu scrivi “ognuno ha perso in varia misura qualcosa” , tristemente vero, peccato solo che alcuni continuino a pensare solo al proprio orticello e non si curino delle possibili conseguenze dei propri gesti. Che fine ha fatto il “ne usciremo migliori” usato ed abusato su molti social nei mesi di lockdown?

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