Glamour boys in Venice

Boys boys boys‘ faceva una canzone.

Lo so, attendete scalpitanti mie news dall’ultimo Festival del Cinema di Venezia (28 agosto/7 settembre). Vi avevo anticipato i miei propositi durante quei giorni e i miei boys preferiti. E sia.

Ebbene, speravo meglio. Speravo in un bottino migliore. Ho portato a casa poca roba. Veramente poca. Colpa del lavoro. Allora ho deciso, non andrò più a lavorarci al festival, o non full time perlomeno. Ci andrò esclusivamente o quasi da spettatrice e mi organizzerò per bene su come avvicinare al meglio le stars di mio interesse.

E badate bene, non è che tutti gli anni c’è qualcuno che mi piace da impazzire, eh? Non è che mi piacciono tutti, anzi.

E’ che l’edizione di due anni fa è stata davvero tanto fortunata per me. Complice un lavoro che ha agevolato gli incontri, non ho fatto nessuna fatica ad ottenere questa fantastica cinquina di selfie con attori e registi nazionali e internazionali che tanto stimo. Eccoli Gabriele Mainetti, Claudio Santamaria, Michael Caine, Lino Guanciale e il grande Takeshi Kitano (e scusate la mia faccia indecente proprio con quest’ultimo):

Risultati in termini di boys

Per dire, quest’anno a un certo punto mi sono trovata per caso a fianco Joaquin Phoenix, Johnny Deep e niente po’ po’ di meno di Ridge – Ronn Moss. Tanta roba, ma non ho fatto una piega, non li ho fotografati per niente.

Poi non ve li sto neanche a nominare, che so, i Roberto Farnesi, gli Alex Belli e molti altri. Sergio Mùniz però, ammetto, stavo per importunarlo. Alto e bellissimo.

Peraltro ho una certa stima per Jo Squillo, volevo avvicinarla, ma stava mangiando e ho lasciato perdere. (Da qui, ricordando il suo breve e fortunato sodalizio con Sabrina Salerno, ‘Boys boys boys‘ è stato un pò il mio motto durante tutto il festival).

Ok, arrivo al dunque. Lo sapete, Robert Pattinson a Venezia non è mai arrivato. Mentre Luca Marinelli e Louis Garrel non li ho potuti proprio cercare, tanto presa ero col lavoro. Sì, mi fustigo da sola.

I boys che non ti aspetti

Ma le cose più facili e inaspettate a volte sono quelle che ti danno più soddisfazione. Così, per incanto, tra gli altri, mi si è palesato davanti Matteo Garrone. Matteo Garrone! Non ero preparata alla sua presenza a Venezia, non sapevo fosse il produttore del film Nevia della ex moglie Nunzia De Stefano. Fantastico, non me lo sono fatta sfuggire e il selfie più che appagante c’è:

Anche Gabriele Salvatores è tra i miei registi preferiti. Non era nelle mie priorità, ma, dopo la conferenza stampa del suo Tutto il mio folle amore, vuoi che non gli chieda un selfie?:

Cosa ci fanno fare certi boys!

Per chi mi sono davvero strappata i capelli allora? Per lui, per il nostro king del fashion Timothée Chalamet ovviamente! Eccomi al tanto atteso red carpet di presentazione del film di David Michod, The King, che lo vede protagonista.

Felice della seconda fila raggiunta? Naa, ho capito quasi subito che la seconda fila non basta. Non basta, mannaggia, soprattutto se sei circondata da ragazzini isterici e piagnucolanti. Dovevo spingere di più da subito e arrivare alla prima fila per sperare in un selfie con il ragazzo più disponibile del mondo (da record il suo tempo speso a dispensare foto, autografi, baci e abbracci consolatori):

Mi avete vista? Camicia bianca e fotocamera in azione (ma nulla di buono da portare a casa, tanto vale mostrarvi un video trovato online). Sono esattamente dietro il ragazzo col luppetto blu che si becca ben due abbracci dal nostro Timmy. Sul finale riesco finalmente a salire sul trespolo del ragazzo fortunato, ma niente da fare, il nostro idolo non termina il secondo giro di affetto e io rimango a bocca asciutta.

E pensare che avevo pure il pass per entrare tranquillamente al Palazzo del Cinema! Da lì avrei potuto godermi il suo ingresso in santa pace, senza la ressa poraccia del fuori red carpet. Ma niente, il lavoro fino all’ultimo secondo prima del momento topico mi ha obnubilato il cervello e non ci ho pensato. Maledizione. Non ho avuto tempo e modo di applicare una strategia di avvicinamento più efficace.

Talento e stile vestono Haider Ackermann

Niente di fatto sul fronte selfie, ammiriamo almeno il suo impeccabile outfit. Ma l’avete guardato bene il beautiful boy? Strepitoso nell’abito argento d’avanguardia di seta e raso di cotone firmato Haider Ackermann. La giacca sartoriale stretta da una doppia cintura crea una silhouette futuristica e concettuale, ammorbidita dai pantaloni arrotolati in modo fintamente casuale per un tocco finale di nonchalance (firma personale dello stilista).

Sempre di Ackermann il completo che Timothée Chalamet indossava nel pomeriggio. Versione giorno per la stessa nuance di colore, giacca a collo nehru e una camicia azzurra che spuntava da sotto:

Il designer franco-colombiano e Chalamet lavorano insieme dalla campagna per il film Chiamami col tuo nome, quando Ackermann era alla casa italiana Berluti. Ackermann ha realizzato gli smoking nero e bianco che Chalamet indossava rispettivamente ai Golden Globe e agli Oscar dell’anno scorso:

Continua a vestirlo anche col suo marchio omonimo combinando sempre più mirabilmente gusto maschile e femminile insieme, suo tratto distintivo. Interessantissima la sua ricerca di un’eleganza estrema che fonde i generi in una dimensione di fluidità. Bellissimo il completo, che sembra rubato alla collezione donna, pensato per il Festival di Toronto:

Tornando al nostro red carpet – rapper Kid Cudi e stilista stesso compresi – Chalamet, sua musa prediletta, indossa una maglia di seta al posto della camicia. Questo capo unisex rende davvero unico il look che reinterpreta l’abbigliamento maschile moderno:

Conclusioni

Mi piace molto questa moda fluida, questo ampliamento dello stile, dove anche l’uomo ruba dall’armadio della donna finalmente, non solo il contrario. La mascolinità è aggraziata dalla femminilità. L’interazione di due identità diverse crea nuovi codici stilistici.

Nelle passerelle di Haider Ackermann (influenzato di Yves Saint Laurent e molto stimato da Karl Lagerfeld) uomini e donne sfilano insieme mescolando i tratti della loro estetica, indossando entrambi abiti dai tagli asimmetrici e materiali diversi, camicie e pantaloni sartoriali, contemporanei e attenti allo streetwear:

Parlando di passerelle, ieri è iniziata la Milano Fashion Week con le collezioni Primavera Estate 2020 e io non sono riuscita ad accaparrarmi neanche stavolta nè un invito nè un accredito.

Solo un miracolo dell’ultimo potrebbe risollevare le sorti. Accetto idee, suggerimenti, passaggi, accompagnamenti a feste, aperitivi, cocktail, tutto!

(D. B.)

 

8 Comments

  • Demetra Wiccan 29 Settembre 2019 at 12:35

    Avrei voluto tantissimo adrare anch’io al festival di Venezia. E poter vedere da vicino tutti quei divi del cinema, grazie per aver condiviso la tua esperieza

    Reply
    • glamouradmin 29 Settembre 2019 at 13:21

      Ciao, grazie a te. Ci vediamo il prossimo anno allora 😉

      Reply
  • nonsolomanga01 29 Settembre 2019 at 14:43

    Una passerella di stile ed eleganza (qualcuno più e qualcuno meno ad essere onesti) al quale mi sarebbe piaciuto assiste dal vivo. Spero di poterci andare un giorno.

    Reply
    • glamouradmin 29 Settembre 2019 at 20:46

      Dai, organizzati e ci vediamo lì l’anno prossimo!

      Reply
  • Romina Longo 29 Settembre 2019 at 15:07

    Ohhhh non ci crederai ma mi sono proprio voluta mettere comoda per leggere bene questo articolo. Sono questi i post che io adoro! Innanzitutto vorrei farti i complimenti per il modo di scrivere; ha attirato la mia attenzione dall’inizio alla fine e poi vorrei farti una domanda. Lino Guanciale che io “amo alla follia” è così basso come sembra in foto? No perché altrimenti perde 1000 punti eh! E poi mi piacerebbe sapere una cosa. Hai parlato di moda fluida, dove anche l’uomo ruba qualcosa dall’armadio della donna.. Quello che vorrei sapere è: quanto tempo sei stata tu davanti al tuo armadio per decidere cosa mettere per questo evento? Sono tanto curiosa

    Reply
    • glamouradmin 29 Settembre 2019 at 20:55

      Ciao, grazie!
      Allora, l’adorato Lino Guanciale effettivamente non è altissimo ..ma io sono 178 cm e lì avevo un pó di tacco
      Poi, per quanto riguarda i miei outfit è stato un disastro. Avevo un sacco di bei vestiti e tacchi, ma, come scrivo, ho lavorato tantissimo, ahimè, in camicia bianca e pantaloni neri d’obbligo, non avevo né il tempo né le energie per cambiarmi come avrei voluto. Bene, ma non benissimo :/

      Reply
  • katripmg 29 Settembre 2019 at 17:41

    Ti sto invidiando molto, complimenti per il bellissimo articolo, l’ho trovato fatto bene nonostante tu abbia sottolineato alcune difficoltà riscontrate durante queste giornate, è importante avere un occhio che sappia cogliere le varie sfaccettature che questo tipo di eventi offrono, e grazie a te abbiamo respirato un po’ di Holliwood anche noi, complimenti.

    Reply

Leave a Comment